De Nittis
Padova, Palazzo Zabarella, 19 gennaio – 26 maggio 2013
De Nittis
Giuseppe De Nittis (1846 – 1884) è stato, dalla sua formazione italiana in cui era entrato in contatto con i Macchiaioli, uno dei protagonisti della sperimentazione antiaccademica che in tutta Europa ha sconvolto la tradizione, aprendo nuovi fronti alla visione. La statura internazionale di questo artista, il più grande insieme a Boldini degli italiani a Parigi, si deve al suo confronto con Manet, Degas e con gli Impressionisti con cui ha saputo condividere, pur nella diversità del linguaggio pittorico e degli esiti, l’aspirazione a rivoluzionare l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi nel raggiungimento di quell’autonomia dell’arte che sta all’essenza della modernità. Il loro repertorio è stato comune: il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna, catturata nel caso di De Nittis, nelle strade delle due metropoli che erano in quegli anni le grandi capitali dell’arte: Parigi e Londra.
La singolarità e la grandezza del pittore pugliese, che la mostra intende confermare attraverso una selezione rigorosa e qualificata in una produzione molto vasta, sta nel non essersi mai fatto condizionare da nessun movimento o tendenza o dai gusti dal mercato. Grazie alla sua innata genialità, alla capacità di confrontarsi con i grandi, alla curiosità intellettuale, alla disponibilità verso altri linguaggi (come quando si misura con la pittura giapponese), Giuseppe De Nittis è riuscito a perseguire una maniera di dipingere unica ed uno stile inconfondibile, capace di riflettere lo spirito del tempo da un osservatorio privilegiato come poteva essere quello parigino. Esistono ormai nell’immaginario collettivo una Parigi e una Londra di De Nittis, assolutamente diverse da quelle di altri pittori del tempo.
Attraverso una serie di capolavori spesso di grande formato, come i quadri unici nel loro genere dove ha immortalato i cantieri che allora mutavano il volto della capitale francese, questi due luoghi privilegiati della mitologia del “moderno” saranno al centro di un percorso espositivo che intende seguire, lungo un arco cronologico di vent’anni, dal 1864 al 1884, un’avventura pittorica assolutamente straordinaria. Straordinaria non solo per quello che il pittore riusciva a vedere, catturando motivi dalla natura ritratta en plein air – dalle pendici del Vesuvio alle rive della Senna e del Tamigi – o dalla vita che scorreva frenetica lungo i boulevard o gioiosa nei parchi e nei sacrari della mondanità (come gli ippodromi o il celebre salotto della principessa Matilde), ma anche soprattutto, per come ha saputo interpretare e rappresentare la scoperta di un mondo tanto lontano dalla sua terra d’origine.
La mostra, grazie anche alla ricomposizione attraverso testimonianze eccellenti come quelle di Goupil o dei Goncourt dell’itinerario della fortuna critica dell’artista, intende approfondire le ragioni del suo straordinario successo nell’ambìto mercato internazionale dell’arte e del grande collezionismo, ma anche nella sfera di una mondanità esclusiva, quando, grazie al suo fascino e la sua straordinaria capacità di intrattenere, la sua abitazione parigina diventò punto d’incontro di intellettuali e artisti, come Zola, Dumas figlio, i Goncourt, Manet, Degas.